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Condizionatori senza unità esterna: vantaggi

I condizionatori senza unità esterna sono una soluzione pratica ed estetica per rinfrescare la casa: ecco come funzionano, quali sono i vantaggi e i costi.

Per chi è alla ricerca di una soluzione di climatizzazione che non cambi l’aspetto esterno della casa, i condizionatori senza unità esterna sono il prodotto ideale. La scelta di questo tipo di condizionatore può essere dettata ad esempio da vincoli paesaggistici o architettonici che impediscono l’installazione di un macchinario esterno, o più semplicemente di un regolamento condominiale particolarmente rigido. I condizionatori senza unità esterna hanno pregi e difetti, per questo a volte si rivelano la scelta ottimale, mentre altre volte possono non essere idonei allo stabile. 

Le caratteristiche, i pregi e i difetti

Questo tipo di condizionatore integra sia l’unità condensante, sia l’unità evaporante, evitando di installare un macchinario sulla facciata esterna dell’abitazione: questo significa un notevole risparmio in termini di spazi occupati e una tutela architettonica importante dell’edificio. Oltre a questo si evitano emissioni di aria verso il suolo pubblico.

Prima di valutare l’acquisto di un condizionatore senza unità esterna si deve capire come funziona. Ne esistono di due tipologie diverse: ci sono quelli fissi e quelli portatili. I primi spesso hanno bisogno di creare dei fori nel muro per poter funzionare correttamente, mentre i secondi no e possono essere facilmente trasportati all’interno della casa, da una stanza all’altra.

Le fasi di installazione sono simili rispetto a quelli tradizionali: può essere posizionato a diverse altezze, ma è importante seguire le indicazioni relative alle distanze minime dai muri perimetrali e dal soffitto. Inoltre è consigliabile installarlo lontano dagli altri elettrodomestici di casa. Qualora servissero opere murarie, è consigliabile rivolgersi a personale esperto, in modo che non si creino danni ai muri e non si vadano a creare problemi agli impianti elettrici. 

Se l’esterno dell’abitazione non subisce modifiche, l’interno invece viene modificato in modo sostanziale perché tutti gli elementi della struttura devono essere inseriti negli ambienti della dimora; in generale questo tipo di climatizzazione rischia di essere anche piuttosto rumorosa. Di positivo però hanno una manutenzione più semplice, minori difficoltà nell’installazione, minori consumi energetici, la possibilità di essere spostati a seconda del bisogno e una vasta scelta per quanto riguarda il design.

Quanto costano i condizionatori senza unità esterna?

Dopo aver scoperto come funziona un condizionatore senza unità esterna, si passa ai prezzi. Il mercato è in continua evoluzione e con lui anche i prezzi che variano in base alle dimensioni dell’apparecchio, alla potenza e al design. Si può partire da prezzi minimi di 500 euro, fino a oltre 3000 euro, a seconda del brand e dei materiali utilizzati. Sicuramente se si necessità di un impianto che climatizzi la casa per tutto l’anno, si dovrà scegliere di fare un investimento affidabile, che duri nel tempo, mentre se serve climatizzare una sola stanza per alcuni periodi, si può puntare anche sulla convenienza.

In generale, i condizionatori senza unità esterna possono essere una soluzione appropriata, ma dipendono da numerosi fattori, tra cui il tipo di edificio, i regolamenti che si devono seguire, le necessità di chi li utilizza, la capacità di spesa e le dimensioni anche degli ambienti che si devono rinfrescare.

FONTE: pgcasa.it

 

Niente da fare anche nei trasporti: di nuovo bocciato il PNIEC italiano

Al pari degli altri paesi Ue, l’Italia incappa nelle critiche di Transport & Environment sulle misure definite nei piani per l’energia e clima al 2030, considerate scarse e inefficaci.

Risultati immagini per inquinamento auto cinaArriva un’altra schietta bocciatura per il Piano nazionale integrato sull’energia e il clima al 2030 (PNIEC) trasmesso dall’Italia a Bruxelles.

Dopo le critiche di Wind Europe e di Eurelectric è l’associazione indipendente Transport & Environment (TE) a mettere il semaforo rosso, o giallo nei casi più fortunati, sui programmi con cui gli Stati membri Ue puntano a ridurre le emissioni inquinanti e promuovere le tecnologie pulite.

Nei giorni scorsi, anche il commissario europeo per il Clima, Miguel Arias Cañete, ha chiesto maggiore chiarezza al governo italiano su obiettivi e strumenti del PNIEC, pur condividendo la sua impostazione generale.

La bocciatura di TE riguarda l’intera politica italiana/europea dei trasporti, che secondo l’organizzazione non consentirà di raggiungere gli obiettivi climatici previsti per il 2030.

Olanda, Gran Bretagna e Spagna sono le tre nazioni più virtuose, evidenziano le analisi di TE, soprattutto perché hanno pianificato di bandire la vendita di auto con motori a combustione interna tra il 2030 e il 2040, ma anche i loro piani restano incerti e poco efficaci in molti aspetti, si legge nel Draft National Energy and Climate Plans transport ranking (allegato in basso).

L’Italia è al diciassettesimo posto su 28 nazioni; “scarso” (poor) è il giudizio complessivo dato da Transport & Environment alla nostra politica per i trasporti al 2030, come riassume la mappa seguente. 

Tra gli elementi positivi del PNIEC italiano, precisa la scheda-paese compilata dagli esperti di TE, c’è la volontà di potenziare i collegamenti ferroviari per le merci e le persone, senza dimenticare le misure per favorire gli spostamenti intermodali bici-treno.

E poi c’è il capitolo dedicato allo sviluppo delle auto elettriche e dei punti per la ricarica, con progetti che coinvolgono le nuove tecnologie per il rifornimento “intelligente” come il Vehicle-to-Home (V2H), in modo da consentire il dialogo bidirezionale tra la rete domestica e la batteria del veicolo.

Tuttavia, prosegue l’analisi, all’Italia è rimproverato il peso eccessivo rivolto all’utilizzo futuro di gas nelle sue varie forme, in particolare il metano per autotrazione e il gas naturale liquefatto per navi e camion; inoltre, il PNIEC ignora il settore aereo e tende a sovrastimare la diffusione di veicoli ibridi plug-in (PHEV: quelli con motori benzina/diesel abbinati alla trazione elettrica con la possibilità di ricaricarsi alla presa di corrente), a scapito dei modelli alimentati esclusivamente dalle batterie.

Il giudizio poi è totalmente negativo per quanto riguarda l’impiego di biocarburanti: l’Italia, infatti, sostiene TE, fa troppo affidamento sul biometano per centrare il suo traguardo sui combustibili “verdi” avanzati nei trasporti (quelli non ricavati da colture alimentari), ma lo stesso biometano è richiesto anche da altri settori, quindi non si capisce bene come saranno suddivisi i consumi di tale risorsa.

FONTE: www.qualenergia.it

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Energia: 10 consigli ENEA per ridurre i consumi dei condizionatori

L’arrivo del grande caldo con temperature superiori ai 30 gradi fa spesso scattare la corsa ai condizionatori.

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Per facilitarne un uso efficiente, ottimizzando il raffrescamento e salvaguardando il comfort senza surriscaldare le bollette, ENEA fornisce 10 indicazioni pratiche che consentono di ottenere benefici ambientali e risparmi fino al 7% sul totale della bolletta elettrica.

Attenzione alla classe energetica – Il primo suggerimento per l’uso ‘intelligente’ dell’aria condizionata nasce dalla scelta del condizionatore: sono da preferire i modelli in classe energetica A o superiore, che comportano un risparmio sulla bolletta elettrica e una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Un nuovo condizionatore di classe A consuma all’anno circa il 30% in meno rispetto a un vecchio modello di classe C, con una riduzione equivalente di emissioni di CO2.

La tecnologia inverter – Questo tipo di climatizzatori dovrebbe essere la prima scelta nell'acquisto quando si prevede di tenere accesa l’aria condizionata per molte ore di seguito, in quanto la potenza si adegua all’effettiva necessità riducendo i cicli di accensione e spegnimento. Sono modelli più costosi di quelli dotati di tecnologia on-off, ma consumano meno energia.

 

Gli incentivi all'acquisto – Per l’acquisto di un climatizzatore a pompa di calore, se destinato a sostituire integralmente o parzialmente il vecchio impianto termico, si può usufruire:

Attenzione alla posizione – In fase di installazione, è importante collocare il climatizzatore nella parte alta della parete: infatti, l’aria fredda tende a scendere e si mescolerà più facilmente con quella calda che invece tende a salire. Occorre assolutamente evitare di posizionare il climatizzatore dietro divani o tende: l’effetto-barriera blocca la diffusione dell’aria fresca.

Non raffreddare troppo l’ambiente e attenzione all’umidità – Due o tre gradi in meno rispetto alla temperatura esterna sono sufficienti. Spesso per scongiurare la sensazione di caldo opprimente può essere sufficiente l’attivazione della funzione “deumidificazione”, perché l’umidità presente nell’aria fa percepire una temperatura molto più elevata di quella reale.

Ogni stanza ha bisogno del suo climatizzatore – Installare un condizionatore potente in corridoio sperando che rinfreschi l’intera abitazione è inutile: l’unico risultato sarà quello di prendersi un colpo di freddo ogni volta che si attraversa il corridoio andando da una stanza all’altra, in quanto sarà il solo ambiente ad essere raffrescato.

Non lasciare porte e finestre aperte - Il climatizzatore raffresca e deumidifica l’ambiente in cui è installato trasferendo il calore e l’umidità all’esterno. L’ingresso nella stanza di “nuova” aria calda obbliga l’apparecchiatura a compiere un lavoro supplementare per riportare la temperatura e l’umidità ai livelli richiesti, con un conseguente dispendio di energia.

Coibentare i tubi del circuito refrigerante all’esterno dell’abitazione – Se esposti direttamente ai raggi solari rischiano di danneggiarsi. Inoltre è opportuno assicurarsi che la parte esterna del climatizzatore non sia esposta completamente al sole e alle intemperie.

Usare il timer e la funzione ‘notte’ – In questo modo è possibile ridurre al minimo il tempo di accensione dell’apparecchio. Inoltre, evitare di lasciare il climatizzatore acceso per l’intera giornata, ma solo quando si è presenti in casa.

Occhio alla pulizia e alla corretta manutenzione – I filtri dell’aria e le ventole devono essere ripuliti alla prima accensione stagionale e almeno ogni due settimane, perché si tratta del luogo dove si annidano frequentemente muffe e batteri dannosi per la salute, quale il batterio della legionella che può essere mortale. È importante inoltre controllare la tenuta del circuito del gas.

 

FONTE: http://www.enea.it

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Autoconsumo fotovoltaico: in arrivo il portale dedicato

Verrà lanciato dal GSE alla fine di settembre 2019

Risultati immagini per fotovoltaico domestico“L’autoconsumo fotovoltaico rappresenta un asse portante per favorire la transizione energetica e attuare nel nostro Paese un cambio di paradigma necessario per raggiungere gli obiettivi al 2030. L’attuale panorama energetico italiano dovrà riconfigurarsi in un sistema integrato e circolare, in cui fonti rinnovabili, efficienza energetica, sostenibilità economica, sicurezza e tecnologia saranno ingranaggi di un motore che mette al centro imprese e cittadini anche nella veste di prosumer. Una rivoluzione, dunque, in cui l’autoconsumo fotovoltaico può giocare un ruolo centrale. Da una parte, infatti, l’autoconsumo contribuisce a uno sviluppo sostenibile con risparmi sulle perdite di rete, dall’altra favorisce la creazione di un modello caratterizzato da una crescente partecipazione del singolo alla produzione ed al mercato elettrico. Senza dimenticare che, per la sua diffusione, si possono utilizzare le risorse locali già esistenti, evitando così lo sfruttamento ulteriore del territorio e limitando la necessità di ulteriori sviluppi della rete elettrica.

Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha stimato che il fotovoltaico su edificio costituisce circa il 50% della potenza solare installata nel Paese.

Al grande potenziale tecnico-installativo di impianti fotovoltaici in autoconsumo – più di 9 milioni i tetti disponibili tra privati e imprese - si contrappone la stagnazione delle installazioni registrata negli ultimi 5 anni (circa 40.000 impianti all’anno contro i circa 140.000 del 2011 e 2012), nonostante la forte diminuzione dei costi.

I risultati dei sondaggi inviati lo scorso anno a un campione di produttori hanno fatto luce su questo calo significativo: a scoraggiare i produttori, la percezione del venir meno di forme di incentivazione, la difficoltà nel reperire informazioni affidabili sui vantaggi dell’autoconsumo, la scarsa conoscenza delle semplificazioni amministrative, l’incapacità di valutare la reale convenienza dell’investimento e infine gli alti tassi di interesse sui finanziamenti.

Risulta dunque chiaro che, per favorire lo sviluppo dell’autoconsumo fotovoltaico, occorre puntare sull’informazione, rendendo l’opinione pubblica consapevole dei benefici e capaci di valutare in modo concreto le potenzialità di un progetto. Per questo il GSE si è attivato per fornire sin da subito uno strumento di supporto su piattaforma web: un portale dedicato all’autoconsumo fotovoltaico che verrà lanciato alla fine di settembre 2019.

Il portale mette a disposizione il patrimonio informativo e le competenze del GSE al servizio di cittadini, PA e PMI, allo scopo di:

- Informare: tramite guide, FAQ ed esempi virtuosi vengono illustrati i vantaggi dell’autoconsumo e gli strumenti di sostegno disponibili;

- Consentire simulazioni: il portale permetterà agli utenti, grazie uno specifico tool, di effettuare in autonomia la valutazione tecnico-economica di un progetto, dimensionando l’impianto, valutandone la redditività e proponendo anche diverse soluzioni finanziarie e buone pratiche contrattuali;

- Supportare nuovi progetti: verrà fornito aiuto per l’avvio dell’iniziativa, dalla scelta dei componenti all’iter autorizzativo e di connessione.

A completare i servizi che verranno offerti dal portale, la gestione di gruppi di acquisto e/o di finanziamento per favorire l’aggregazione di utenti e la mappatura e l’analisi del potenziale installativo nelle aree con consumi e superfici disponibili elevate (ad esempio gli edifici industriali).

Questo per far emergere le realtà con maggiore potenziale, rendendo consapevoli le imprese delle opportunità legate all’installazione di impianti fotovoltaici sui propri siti.

Il progetto ha destato l’interesse di Google che renderà disponibili, a titolo gratuito, tutte le informazioni in suo possesso riguardanti la localizzazione e la producibilità delle superfici utili all’installazione di impianti fotovoltaici su tetto in Italia, utilizzando le tecniche di Intelligenza Artificiale già sviluppate e utilizzate in California nell’ambito del progetto Google Sunroof”.

FONTE: www.casaeclima.com

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La prima auto solare al 100% in commercio dal 2019

La Fiera del Consumo elettronico di Los Angeles assegna alla startup olandese Lightyear il Climate Change Innovator Award per il progetto di auto fotovoltaica.

Quale palcoscenico migliore del CES 2018 per far conoscere al grande pubblico il primo progetto di auto solare al 100%? La celebre fiera di Los Angel ha offerto un nuovo passaggio sotto i riflettori a Lightyear One, il veicolo elettrico fotovoltaico progettato da un gruppo di ex studenti dell’Eindhoven University of Technology. 

Assidui partecipanti alla World Solar Challenge – la competizione di veicoli fotovoltaici prototipali –  i giovani ingegneri hanno fondato lo scorso anno l’omonima startup Lightyear con l’obiettivo di mettere a sistema risultati e successi raggiunti negli anni durante le varie gare. Ma tra le auto che corrono alla challenge australiana e quelle destinate al mercato esiste un gap tecnico consistente e oggi sono in molti a mettere in dubbio la capacità della startup olandese d’aver colmato tale divario. La società afferma che Lightyear One vanta un’autonomia compresa tra 400 e 800 km. Il veicolo dovrebbe poter essere caricato con prese di corrente standard o attraverso i caricatori EV standard. Ma grazie alla pelle fotovoltaica che riveste la carrozzeria “potrebbe presumibilmente essere guidato per mesi senza ricarica”, si legge sul sito dell’azienda. Non solo: quella che a regime dovrebbe essere la prima auto solare al 100%, spiegano gli ingegneri, avrebbe già risolto diverse sfide convenzionali associate alla tecnologia, come l’intermittenza e le basse prestazioni. Il condizionale è d’obbligo nonostante i toni trionfalistici.

I progettisti hanno promesso di portare in commercio la l’auto entro il 2019 e hanno già aperto sul sito aziendale i pre-ordini, ma sono tanti i dettagli tecnici che non convincono, dal peso della batteria alla potenza raggiungibile dai pannelli. A conti fatti è più probabile che il rivestimento fotovoltaico allunghi il range di autonomia del mezzo. Un po’ come succede oggi con la Toyota Prius, ibrido plug-in la cui trasmissione elettrica è alimentata a batteria ma che contempla tra gli accessori selezionabili un tettuccio solare. Le celle fotovoltaiche regalano all’automobile solamente poco più di 6 km. Malgrado le incognite e i gli evidenti dubbi tecnici, il prototipo di Lightyear One ha convinto la giuria del CES 2018 guadagnandosi il Climate Change Innovator Award.

FONTE: Rinnovabili.it

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