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Stiamo perdendo i ghiacci artici...

La disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno appena terminato mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno fa dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino.

Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto, sopra il 2015, e il valore di anomalia , +0,51 °C rispetto al periodo 1981-2010, supera ancora +1 ° C rispetto all’inizio del secolo. Le considerazioni finali purtroppo confermano quanto già affermato negli anni precedenti.

Salutiamo, quindi, come una novità il fatto che il 2017 non abbia battuto per la quarta volta consecutiva il record dell’anomalia di temperatura media globale! Ma non c’è da esultare troppo, tuttavia. Perché, nella speciale classifica degli anni più caldi, il 2017 si piazza al secondo posto!

Questi due grafici animati, a cura di un ricercatore del dipartimento di scienze della terra della University of California, Irvine, mostrano la preoccupante evoluzione dell'estensione dei ghiacci e delle temperature ai due poli, termometro significativo della febbre del pianeta.

Il primo grafico, in copertina, mostra lo spessore e volume dei ghiacci marini artici a dicembre dal 1979 al 2017 (dati da modello PIOMAS - Zhang and Rothrock, 2003, aggiornati a dicembre 2017).  Di seguito, invece, si mostra come si è ridotta l'estensione della calotta polare rispetto alla media del periodo 1981-2010

 

Il secondo mostra il confronto tra il volume dei ghiacci marini artici e la media (dati da modello PIOMAS - Zhang and Rothrock, 2003, aggiornati a dicembre 2017):

 
 
 
 

La comunicazione ambientale: orsi polari e sacchetti biodegradabili

Il nuovo anno si apre all’insegna dei soliti vizi, tra esagerazioni e scorciatoie. Il merito resta al palo e l’ambiente sprofonda nella palude tra sospetti e spocchia.

L’anno nuovo, come sempre, porta con sé molti buoni propositi. Spesso e volentieri questi durano giusto il primo giorno dell’anno per poi svanire nelle solite abitudini o in vecchi errori.

E così è stato anche per la comunicazione e, in particolare, per quella ambientale, che soffre da sempre di un male che troppe volte si “mangia” ogni tentativo di fare qualcosa per il bene collettivo.

Negli ultimi giorni del 2017 i media di tutto il mondo hanno enfatizzato e cavalcato l’impatto del filmato dell’orso polare che barcollava, denutrito e morente, in un’isola canadese. Le immagini sono state girate in Luglio da Paul Nicklen, fotografo del National Geographic e attivista ambientalista e pubblicate con il titolo “Questo è il cambiamento climatico”. Circa un milione e settecentomila visualizzazioni sul profilo Instagram di Nicklen e oltre 900mila visualizzazioni sul canale YouTube del National Geographic sono il risultato di una condivisione di massa e sulle homepage dei giornali di tutto il mondo.

Ora, però, il Post riepiloga tutti i dubbi e le critiche piovute sul National Geographic circa le cause effettive della malattia dell’orso in questione. E molte di queste critiche arrivano da altri esperti e scienziati. Il dibattito non è ancora concluso ma certamente si possono trarre due lezioni importanti per la comunicazione ambientale:

  • chi scrive è da qualche tempo che insiste sulla scarsa efficacia di battaglie giocate unicamente sul terreno emotivo a causa del suo effetto “mordi e fuggi” assai utile per lavarsi la coscienza ma altrettanto inefficace nell’indurre cambiamenti nei comportamenti individuali e collettivi
  • a questo si aggiunge l’effetto combinato e pernicioso della scarsa attitudine a verificare, a prendersi un po’ di tempo in più e a non buttarsi immediatamente nel mare delle certezze: le note conseguenze di questa superficialità diventano deflagranti nella comunicazione ambientale orientata alla sensibilizzazione, in quanto non fa altro che rinsaldare le posizioni degli scettici, spesso distorte.

Dal Canada all’Italia: la panna montata provocata dall’introduzione della nuova legge sui sacchetti bio a pagamento nei reparti orto-frutta potrebbe essere (e molti lo hanno fatto) derubricata come una “tempesta in un bicchiere d’acqua” (su twitter ormai è #cinesacchetto). Certo, è vero, fa molto male leggere l’abituale onda di insulti dei retroscenisti che hanno definito una grande donna e una grande Italiana come Catia Bastioli “l’amichetta di Renzi” come evidente e unica spiegazione del provvedimento (sic!). E fa irritare e intristire il perduto senso delle proporzioni nel gridare allo scandalo per un provvedimento che ha molte buone ragioni. È, però, altrettanto vero che in molti, troppi, tra esperti e opinion leader attenti alle dinamiche ambientali (tra questi anche diversi comunicatori di professione) hanno scelto di zittire i critici del provvedimento con l’abituale vizio di superiorità che, anche in questo caso, non risolve il merito della vicenda.

Ci sono diversi aspetti del provvedimento che meritavano uno sforzo di comunicazione, divulgazione e motivazione. Potrei citare la questione della norma europea che non conteneva alcuna indicazione sull’obbligo del pagamento ma questo è già stato chiarito. Scelgo, invece, un aspetto marginale del dibattito, ben sapendo di correre il rischio di essere annoverato tra chi guarda il dito non vedendo la luna: l’etichetta sul sacchetto bio rende vano il suo conferimento negli appositi contenitori dell’umido? Ebbene, è stato sconfortante assistere a fior di esperti andare in “crisi” di fronte a una domanda semplice e legittima che meritava pazienza e spiegazioni fondate e non “indignazioni di ritorno”. E se la risposta corretta fosse di poter conferire tranquillamente il sacchetto bio con la sua etichetta con colla chimica nell’organico in quanto gli impianti di riclaggio e compostaggio la sanno gestire e separare senza problemi, beh, allora perché non lo si è chiarito in tempo utile? E perché la maggior parte degli opinion leader anziché rispondere nel merito a chi è in buona fede e vorrebbe nel suo piccolo adottare comportamenti efficaci, continua a preferire la spocchia, trattando allo stesso modo sciacalli da tastiera e persone che si pongono domande legittime? I danni da deficit di comunicazione nella raccolta differenziata non hanno ancora insegnato nulla?  Ci ricordiamo la carta oleata e per alimenti che finiva in passato nella raccolta della carta? Tutti beceri ignoranti?

Motivare, semplificare, spiegare, anticipare possibili domande e dubbi e prepararsi alle criticitàda lì non di scappa. Invece si continua a preferire la scorciatoia di verità parziali (“ce lo chiede l’Europa”) alla fatica dell’ascolto strutturato e della comunicazione nella definizione di Bruno Mastroianni nella sua “Disputa Felice”: “comunicare è farsi capire da chi non è d’accordo”.

di Sergio Vezzoler
 
Fonte: amapola.it
 
 

Mobilità elettrica: Norvegia al giro di boa!

Nel 2017 il 52% delle nuove immatricolazioni del paese ha riguardato auto elettriche e ibride. Un giro di boa da record del mondo ottenuto con gli incentivi

La soglia psicologica è infranta: la Norvegia è stato l’unico paese al mondo capace di vendere più auto elettriche e ibride che mezzi a benzina o diesel nel 2017. Il 52% delle nuove immatricolazioni nel paese oggi non premia il tradizionale motore a scoppio, ed è una notizia. Nel 2016 questa quota raggiungeva il 40%.

dati, diffusi dalla associazione indipendente Opplysningsrådet for Veitrafikken AS (OFV) mostrano anche che le auto tutte elettriche e quelle a idrogeno – cioè il parco a zero emissioni – hanno rappresentato il 20,9% delle vendite totali, registrando una crescita anno su anno del 5,2%. 

 I segreti del successo norvegese sono più di uno: il governo esenta le nuove auto elettriche da quasi tutte le tasse e ha approvato incentivi da migliaia di euro tra parcheggio gratuito o agevolato, ricarica e utilizzo di strade a pedaggio e traghetti. Inoltre, il paese genera quasi tutta la sua energia da idroelettrico, quindi lo spostamento del settore trasporti contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico. Va detto, tuttavia, che il dominio elettrico di Oslo è stato costruito sul petrolio: le politiche norvegesi sulle auto elettriche sono difficili da imitare dal momento che altri stati non possono essere tanto generosi con gli utenti, non avendo gli stessi introiti derivanti dalla produzione di petrolio e gas. Lo sfruttamento degli idrocarburi ha permesso alla Norvegia di accumulare il più grande fondo sovrano del mondo, del valore di mille miliardi di dollari.

Grazie a questo capitale, politiche di sostegno ad altri settori possono godere di cospicui finanziamenti, e puntare ancora più in alto: l’anno scorso, il parlamento norvegese ha fissato un obiettivo non vincolante che prevede di vendere solo auto a zero emissioni entro il 2025. Con soli 7 anni davanti a sé, il governo è alle prese con una sfida davvero difficile. Ma come mostrano i dati, i norvegesi riescono sempre a stupire.

 

 
 

La giungla del mercato libero si avvicina!

In vista della fine del mercato tutelato, è venuto il momento di esaminare bene le nostre bollette perché dobbiamo prepararci alle proposte che ci verranno fatte, al telefono e sui media.

Prepararsi significa, essenzialmente, sapere quanto consumiamo e quanto paghiamo l’energia elettrica e il gas e la quasi totalità dei consumatori lo ignora.

Prima di tutto bisogna assolutamente rifiutare la proposta telefonica dei potenziali nuovi fornitori che per la maggior parte dei casi ci dicono : prenda una bolletta che la leggiamo assieme, così gliela spiego”. 

E’ troppo comodo e può essere anche pericoloso perché potremmo dare all’interlocutore informazioni sensibili come il numero di POD.

Cerchiamo invece di capirla noi per primi, perché la spesa per gas e luce può valere migliaia di euro, e se non sappiamo come spendiamo migliaia di euro, ri questi tempi é grave.

La mia recente esperienza personale passa per una lunga conversazione telefonica, durante la quale mi vengono sommariamente, ma insistentemente, presentate  le condizioni economiche dell’offerta.

L’offerta riguarda la materia prima energia e la materia prima gas, che rappresentano circa il 30% del totale delle bollette che riceverò.

Non mi viene chiesto però quanto consumo e la cosa sembra non essere importante per chi vende ma lo è invece per chi compra perché il nuovo fornitore mi fatturerà consumi stimati, e andrà avanti così per mesi fino a quando il distributore non si degnerà di leggere il contatore.

Con questo andazzo, finirà finanzieremo abbondantemente e per mesi il nuovo fornitore che potrà, o non potrà prendere in considerazione le nostre auto-letture perché, dipendono sempre dal distributore, che le deve confermare.

 

 
                   EcoBonus e Detrazioni Fiscali 2018!

EcoBonus e Detrazioni Fiscali 2018!

Con il nuovo anno scattano alcune importanti novità per quanto riguarda gli ecobonus. Le agevolazioni fiscali variano in base alla tipologia di intervento e del grado di efficientamento energetico conseguito. EcoBioService è al tuo fianco per preparare la documentazione necessaria.
 
La Legge di Bilancio ha prorogato per tutto il 2018 i bonus previsti per la riqualificazione energetica delle abitazioni introducendo al contempo delle variazioni che mirano ad agevolare gli interventi ampliando la platea dei potenziali beneficiari. In pratica i nuovi ecobonus presentano una serie di benefici fiscali proporzionali che premiano l’efficienza energetica e le migliori prestazioni in termini di riduzione delle emissioni. 
Innanzitutto, a differenza degli anni precedenti in cui tutti i lavori di efficientamento energetico beneficiavano di una detrazione fiscale del 65%, le nuove norme stabiliscono percentuali differenti in ragione delle varie tipologie di intervento.
  • Ecobonus al 65%. È previsto per l’installazione di caldaie a gas a condensazione tecnologicamente più avanzate cioè di classe energetica A  e con sistemi di termoregolazione evoluti (cioè le valvole dei termosifoni). Lo stesso incentivo è riservato anche per gli apparecchi ibridi per il riscaldamento, costituiti da una pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, purché si tratti di apparecchi assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti per funzionare in abbinamento tra di loro. Una detrazione fiscale del 65% è prevista anche per la  posa in opera di micro-cogeneratori, ovvero sistemi caratterizzati da un unico dispositivo, in grado di produrre energia elettrica e calore per un impianto di piccola taglia. In questo caso, tuttavia, l’incentivo è limitato ad un importo massimo della detrazione di 100.000 euro, purché sia assicurato un risparmio energetico di almeno il 20%. Infine rimangono inclusi, tra gli incentivi al 65% i lavori di riqualificazione energetica degli edifici esistenti. In pratica si tratta di tutti quegli interventi di isolamento termico dell’edificio confermati negli anni nonché l’istallazione di impianti solari;
  • Ecobonus al 50%. Tra gli incentivi confermati anche quelli per l'installazione di finestre comprensive di infissi e di schermature solari oppure gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. Tuttavia in questi casi la detrazione è scesa al 50%. Anche l’acquisto di caldaie a condensazione con efficienza pari alla classe A ma prive di sistemi di termoregolazione evolutipossono godere del bonus al 50%. Nessun ecobonus, in base alla nuova normativa, è invece previsto nel caso di dispositivi meno performanti (quelli di classe B).
Occorre ricordare che l’agevolazione fiscale prevista dagli ecobonus permette di ottenere uno sconto Irpef in percentuale sulla spesa sostenuta, nell’anno d’imposta, dal contribuente.Tra l’altro possono usufruire delle agevolazioni fiscali anche i familiari conviventi del contribuente che detiene o possiede l’abitazione, nel caso in cui abbiano sostenuto le spese per gli interventi di riqualificazione.
Il contribuente per richiedere le detrazioni dove presentare la documentazione necessaria all’ENEAentro 90 giorni dalla fine dei lavori. Inoltre, è importante sottolineare, che tutte le spese sostenute devono essere debitamente documentate. A tal fine è necessario conservare le fatture, ricevute fiscali, e le ricevute di pagamento da esibire in caso di controlli dell’autorità finanziaria. 
 
Fonte: SOSTARIFFE
 
Vedi anche:   Privati

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