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Energie rinnovabili in Europa

Nel 2018, la quota di energia da fonti rinnovabili ha raggiunto il 18% del consumo finale lordo di energia nell’eurozona, rendendo raggiungibile l’obiettivo del 20% di energia pulita entro il 2030. Tuttavia, la crescita della combustione di biomasse ha determinato un aumento delle emissioni di particolato e COV.

Un nuovo briefing dell’European Environment Agency (EEA) esamina la diffusione delle energie rinnovabili in Europa a partire dal 2005 e il loro contributo rispetto agli obiettivi climatici ed energetici dell’UE.

La pubblicazione, dal titolo Renewable energy in Europe: key for climate objectives, but air pollution needs attention, analizza anche l’effetto della crescita delle energie rinnovabili rispetto alle emissioni di inquinanti atmosferici, come particolato e ossido di azoto, lanciando un monito molto preciso. Usando i dati pubblicati nel rapporto Energie rinnovabili in Europa – 2019. Crescita recente ed effetti a catena, redatto dall’European Topic Centre on Climate change Mitigation and Energy, il briefing mostra come la quota di energia rinnovabile nel mix energetico europeo sia aumentata costantemente, sia su scala europea, sia all’interno dei confini dei singoli Stati membri. Secondo le stime preliminari dell’EEA, la quota di energia da fonti rinnovabili ha raggiunto il 18% del consumo finale lordo di energia nell’UE nel 2018.  In generale, dunque, l’obiettivo dell’UE di una quota del 20% di energia rinnovabile entro il 2020 sembra essere assolutamente raggiungibile.

La costante crescita delle rinnovabili ha anche fatto in modo che diminuisse il bisogno di combustibili fossili per soddisfare la domanda energetica. Senza i progressi nel campo delle energie rinnovabili in Europa, secondo l’EEA le emissioni di gas serra sarebbero state superiori dell’11% nel 2018 e l’UE non sarebbe stata in grado di raggiungere i suoi obiettivi. La crescente quota di energie rinnovabili ha inoltre contribuito a ridurre le emissioni di alcuni inquinanti atmosferici, principalmente anidride solforosa e ossidi di azoto. Tuttavia, il briefing dell’EEA mostra che le emissioni di particolato e composti organici volatili (COV) sono aumentate negli ultimi anni, soprattutto a causa della combustione di biomasse solide per il riscaldamento domestico, la quale ha però svolto un ruolo fondamentale per la crescita dell’uso di energia rinnovabile. Infatti, circa la metà di tutte le energie rinnovabili in Europa è attualmente utilizzata per il riscaldamento. 

FONTE: Rinnovabili.it

VEDI ANCHE: Le fonti rinnovabili invertono la marcia. Boom di nuovi impiantiEnergia rinnovabile: con l’1% del suolo si può soddisfare la domanda UE

Incentivi e detrazioni 2020: tutte le novità in materia di energia e clima

È stata pubblicata in Gazzetta ufficiale la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di bilancio 2020), in vigore dal 1° gennaio 2019. Numerose le misure riguardanti l'efficienza energetica, le fonti rinnovabili e i cambiamenti climatici.

Opzione "sconto in fattura" solo per i condomìni

Dopo essere stato introdotto dal Dl 34/2019 ("Decreto Crescita"), lo sconto in fattura viene rimodulato e limitato ai condomìni, a determinate condizioni. A partire dal 1° gennaio 2020, infatti, potrà essere applicato solo agli interventi di "ristrutturazione importante di primo livello" di importo superiore a 200mila euro, realizzati sulle aree comuni degli edifici condominiali.
Ricordiamo in cosa consiste lo sconto in fattura: il soggetto avente diritto alle detrazioni per le riqualificazioni energetiche, per l'adozione di misure antisismiche e per le ristrutturazioni che comportano risparmio di energia può optare, al posto dell'utilizzo diretto delle detrazioni stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi.

Proroga detrazioni efficienza energetica

Viene prorogata di un anno, la scadenza delle detrazioni fiscali per le spese relative agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. 

• il 65% delle spese sostenute per la riqualificazione energetica "globale" degli edifici, per interventi sulle strutture opache verticali e orizzontali, per l'acquisto e posa in opera di pannelli solari termici, pompe di calore, microcogeneratori e interventi di building automation;

• il 50% delle spese sostenute per l'acquisto e posa in opera di infissi, caldaie a condensazione, schermature solari e caldaie a biomassa.

Proroga detrazioni 50% ristrutturazioni edilizie

Viene prorogata di un anno, la scadenza della detrazione del 50% per gli interventi finalizzati al recupero del patrimonio edilizio, tra cui rientrano gli interventi finalizzati al risparmio energetico, con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia, compreso il fotovoltaico
.

Niente più cessione del credito per il fotovoltaico. Non sarà più possibile, invece, accedere alla cessione del credito per gli interventi appena citati. 

Proroga bonus mobili ed elettrodomestici

In abbinamento alla detrazione del 50% per ristrutturazione e limitatamente agli interventi avviati dal 1° gennaio 2019, viene riconosciuta – per le ulteriori spese sostenute nel 2020 – una detrazione del 50% per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+ (A per i forni), per le apparecchiature per le quali sia prevista l'etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.

Bonus facciate

Viene introdotta una nuova detrazione d'imposta del 90% per le spese sostenute nel 2020 per interventi, inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna di edifici ubicati in zona A o B, ai sensi del Dm 2 aprile 1968, n. 1444.
Qualora si tratti di lavori influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10% dell'intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell'edificio, gli interventi devono soddisfare i requisiti del Dm 26 giugno 2015 e - per quanto riguarda i valori di trasmittanza termica - i requisiti di cui alla tabella 2 dell'allegato B al Dm 11 marzo 2008.
La detrazione, ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo, si applica esclusivamente gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi. 

A differenza degli altri bonus edilizi, non sono previsti limiti massimi di spesa. La detrazione sarà suddivisa in dieci rate annuali di uguale importo. «La detrazione sarà inoltre cumulabile alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico e le ristrutturazioni. Le spese detraibili al 90 per cento includono di fatto ogni rifacimento delle facciate, inclusi i semplici interventi di tinteggiatura, ripulitura, intonacatura»: sono le parole di una nota per la stampa diffusa dal ministero dei Beni culturali.

«Le diverse tipologie (dal rifacimento di ringhiere, decorazioni, marmi di facciata, balconi, impianti di illuminazione, pluviali e cavi portanti televisivi) verranno definite nel dettaglio da una circolare dell'Agenzia delle Entrate al termine dell'esame parlamentare della manovra», viene ancora specificato nella nota. 

Come si legge nella relazione illustrativa che accompagna il Ddl, si stima che le spese relative agli interventi  sulle facciate rappresentino il 20 per cento del totale delle spese annue per recupero edilizio. Dunque le spese per il recupero edilizio ammontano in Italia a circa 20 milioni di euro annui; quelle di recupero o restauro delle facciate arriverebbero a raggiungere quota 4 milioni di euro l'anno.

Incentivi impianti biogas pre 2007

Viene introdotto un incentivo di 15 anni per gli impianti di produzione di energia elettrica esistenti alimentati a biogas, realizzati da imprenditori agricoli ed entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2007, che non godano di altri incentivi pubblici sulla produzione di energia.
Per beneficiare dell'incentivo, tali impianti:

• devono rispondere ai criteri di sostenibilità di cui alla direttiva 2018/ 2001/Ue, con l'obbligo di utilizzo di almeno il 40% in peso di effluenti zootecnici;

• devono riconvertire la loro produzione giornaliera, definita come il prodotto della potenza installata prima della conversione per ventiquattro ore, secondo un regime programmabile alle condizioni definite annualmente da Terna Spa a partire dal 30 giugno 2020, in alternativa all'integrazione dei ricavi prevista dall'articolo 24, comma 8, del Dlgs n. 28/2011.

Definizione di "digestato equiparato"

All'interno del Dm 25 febbraio 2016 sulla produzione ed utilizzazione economica del digestato viene introdotta la definizione di "digestato equiparato".
Si tratta del prodotto ottenuto dalla digestione anaerobica di sostanze e materiali di cui agli articoli 27 e 29 (digestato agrozootecnico e agroindustriale) in ingresso in impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas e facenti parte del ciclo produttivo di una impresa agricola che, conformemente alle disposizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto di cui all'articolo 184-ter del Dlgs n. 152/2006, rispetti i requisiti e le caratteristiche stabiliti per i prodotti ad azione sul suolo di origine chimica.

Scambio sul posto altrove per l'edilizia residenziale pubblica

Per incentivare l'utilizzazione dell'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili e fornire un sostegno alle fasce sociali più disagiate, gli enti delle Regioni che si occupano di edilizia residenziale pubblica convenzionata, agevolata e sovvenzionata, possono usufruire dello Scambio sul posto dell'energia elettrica prodotta dagli impianti di cui sono proprietari, senza alcun limite di potenza e senza tener conto dell'obbligo di coincidenza tra il punto di immissione e il punto di prelievo dell'energia scambiata con la rete.

Contributi ai Comuni per efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile

Viene confermata, per gli anni dal 2020 al 2024 e in continuità rispetto a quanto già previsto nel 2019, l'assegnazione in favore dei Comuni italiani di un contributo per la realizzazione di interventi di efficientamento energetico e di opere di sviluppo territoriale sostenibile.
I contributi vanno da un minimo di 50mila euro per i Comuni più piccoli (con popolazione inferiore o uguale a 5.000 abitanti) ad un massimo di 250mila euro per i Comuni più grandi (con popolazione superiore a 250.000 abitanti).

Fondo per investimenti a favore dei Comuni

Viene istituito un Fondo per investimenti a favore dei Comuni, per il rilancio degli investimenti per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale del Paese, in particolare nei settori di spesa dell'edilizia pubblica, inclusi manutenzione e sicurezza ed efficientamento energetico, della manutenzione della rete viaria, del dissesto idrogeologico, della prevenzione del rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Il budget di cui dispone il Fondo e di 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034.

Mobilità sostenibile nelle Amministrazioni pubbliche

A partire dal 1° gennaio 2020, le Amministrazioni pubbliche (con alcune eccezioni) sono tenute, in occasione del rinnovo degli autoveicoli in dotazione, ad acquistare o a noleggiare veicoli adibiti al trasporto su strada alimentati ad energia elettrica, ibrida o a idrogeno, in minsura non inferiore al 50%.

Veicoli green per il trasporto passeggeri

Le imprese di autotrasporto potranno contare su ulteriori 3 milioni di euro per rinnovare il proprio parco veicolare, attraverso l'acquisto di veicoli elettrici, ibridi, a metano o a Gpl. Gli incentivi vanno da un minimo di 4mila a un massimo di 40mila eruo, sono stanziati per l'anno 2020 e saranno erogati fino ad esaurimento delle risorse.

Fondo Green New Deal

Viene istituito un fondo per la concessione di una o più garanzie, per sostenere programmi specifici di investimento e operazioni, anche in partenariato pubblico-privato, finalizzati a realizzare progetti economicamente sostenibili.
I progetti devono avere come obiettivo la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, il supporto all'imprenditoria giovanile e femminile, la riduzione dell'uso della plastica e la sostituzione della plastica con materiali alternativi, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico e, in generale, programmi di investimento e progetti a carattere innovativo e ad elevata sostenibilità ambientale e che tengano conto degli impatti sociali.
Il fondo ha una dotazione di 470 milioni di euro per l'anno 2020, di 930 milioni di euro per l'anno 2021 e di 1.420 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

 

 

Piano nazionale per efficientare gli edifici scolastici

Viene istituito un piano nazionale di interventi di efficientamento energetico degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico, che abbiano già tutti i requisiti della sicurezza strutturale, individuati anche in base a criteri che tengano conto del consumo energetico degli edifici adibiti ad uso scolastico, della stima del risparmio energetico e della riduzione dei costi di gestione per gli Enti locali proprietari o gestori, nonché della popolazione scolastica presente e dell'ampiezza degli edifici.
Per attuare quanto previsto dal piano sono stati stanziati 40 milioni di euro complessivi per gli anni 2020-2023.

 

FONTE: Nextville

VEDI ANCHE: Decreto FER1 ed incentivi alle energie rinnovabili: tutti i chiarimenti del GSERisparmio energetico, sconto del 50% al posto della detrazione fiscaleNovità: il fotovoltaico integrato in facciata

ENEA capofila progetto Ue per bonifica Mar Piccolo a Taranto

Sperimentare una tecnologia innovativa, rispettosa dell’ecosistema, a basso costo e di facile utilizzo, per la bonifica di acque e sedimenti contaminati da metalli pesanti nel Mar Piccolo di Taranto. È questo l’obiettivo del progetto europeo Life4MarPiccolo, che vede l’ENEA capofila di un team che comprende IRSA-CNR, Comune di Taranto, Genelab e Nova Consulting.

Il progetto di bonifica si basa su un impianto mobile, situato nel primo seno del Mar Piccolo vicino al quartiere Tamburi, in grado di agire su una superficie marina di circa 3.000 mq. In prima battuta il sedimento viene convogliato all'interno di un sistema di trattamento basato sulla microfiltrazione a membrana; una volta rimossa la frazione particellare, l’impianto restituisce acqua decontaminata, mentre una parte della frazione in cui sono presenti gli inquinanti viene avviata a un trattamento di risanamento biologico attraverso microrganismi fungini. Il progetto Life4MarPiccolo consentirà inoltre di monitorare il comportamento di questi microrganismi che sono in grado di “biodegradare” alcuni inquinanti trasformandoli in composti non dannosi o addirittura utili.

L’impianto, alimentato da energia fotovoltaica che lo rende autosufficiente, è replicabile sia in piccole porzioni di battigia, come nel caso di Taranto, sia in superfici più ampie o anche in mare aperto, se installato su natanti di grandi dimensioni.

“La tecnologia in fase di sperimentazione si basa sulla microfiltrazione tangenziale, che è una tecnica in grado di separare i soluti in soluzioni acquose in base al peso molecolare e alla carica superficiale, con elevata capacità separativa. La sperimentazione si svolge su un’area di straordinario interesse economico e turistico come il Mar Piccolo di Taranto, ma ad elevato rischio ambientale per la presenza di alti livelli di contaminanti nei fondali che si risospendono facilmente nelle acque del bacino”, spiega il coordinatore del progetto Gaetano Perrotta, ricercatore del laboratorio ENEA di “Bioprodotti e Bioprocessi”.

Con il problema dei sedimenti inquinati che costituisce una minaccia per migliaia di aree costiere sia nel nostro Paese che in Europa, Life4MarPiccolo rappresenta un laboratorio per la realizzazione di nuove strategie di risanamento su più ampia scala, tanto che i risultati del progetto potranno essere utilizzati per mettere a punto un protocollo d’intervento per il risanamento ambientale dei siti marini costieri anche in ambito Ue.

FONTE: ENEA - Gaetano Perrotta, ENEA - Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali

http://www.lifemarpiccolo.it/

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Diagnosi energetica: da obbligo a volano dell’efficienza energetica

Il 5 dicembre scade l’obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese e le energivore. È una misura per fare efficienza energetica, valida per tutte le aziende

Indice degli argomenti:

  • Diagnosi energetica: cosa prevede l’obbligo per grandi imprese ed energivore
  • Diagnosi energetica: un’opportunità per le Pmi

L’obbligo di fare diagnosi energetica ha una data: 5 dicembre. Entro giovedì, infatti, imprese a forte consumo energetico e grandi imprese devono eseguirla.

 Questa diagnosi, ricorda il Decreto Legislativo 102 del 2014, che ha recepito la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, dovrà essere condotta da:

società di servizi energetici, esperti in gestione dell’energia o auditor energetici e da ISPRA relativamente allo schema volontario EMAS, nei siti produttivi localizzati sul territorio nazionale”.

A una prima scadenza, ricorda lo stesso D.Lgs. 102/2014, fissata nel 2015, ogni quattro anni queste aziende dovranno sottoporsi. Si è arrivati così a quest’anno, come secondo appuntamento obbligatorio. 

Diagnosi energetica: cosa prevede l’obbligo per grandi imprese ed energivore

Ma da dove nasce l’esigenza di diagnosi energetica? La risposta la fornisce lo stesso decreto 102 (successivamente modificato dal D.Lgs. 141/2016): promuovere e migliorare l’efficienza energetica per raggiungere l’obiettivo nazionale di risparmio energetico, che consiste nel ridurre entro il 2020 i consumi di energia primaria di 20 Mtep, pari a 15,5 Mtep di energia finale, conteggiati partendo dal 2010.

Per centrare l’obiettivo il decreto ha previsto varie misure, compreso l’efficientamento energetico negli edifici e negli stessi acquisti delle PA centrali come pure il miglioramento della prestazione energetica degli immobili pubblici.

Torniamo all’obbligo di diagnosi energetica, che dovrà essere redatta il 5 dicembre. Chi sono le aziende cui si riferisce? Il Ministero dello Sviluppo economico lo ha spiegato nei chiarimenti pubblicati a novembre 2016: per “grande impresa” ci si riferisce a realtà con più di 250 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro o a un totale di bilancio annuo superiore di 43 milioni. Le energivore sono le imprese iscritte nell’elenco annuale della CSEA – Cassa per i servizi energetici e ambientali.

provvedere alla diagnosi energetica, dal 2016, sono determinati soggetti: gli Esperti in gestione dell’energia (EGE), certificati ai sensi della norma UNI CEI 11339, le Energy Service Company (ESCo), gli energy auditor, figure professionali qualificate secondo la norma UNI CEI EN 16247-5.

Grandi imprese ed energivore possono essere esonerate dall’obbligo: questo accade se adottano sistemi di gestione conformi EMAS e alle norme ISO 50001 o EN ISO 14001, a condizione che il sistema di gestione in questione includa un audit energetico realizzato come prescritto dalla “legge 102”.

Una volta effettuata la redazione, la diagnosi energetica va trasmessa all’ENEA entro il prossimo 22 dicembre. Per questo l’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica ha realizzato il portale dedicato Audit102

Diagnosi energetica: un’opportunità per le Pmi

Sempre il Dlgs 102/2014 prevede anche misure per promuovere la diagnosi energetica anche nelle piccole e medie imprese. Si legge, infatti, che dal 2014:

e con cadenza annuale fino al 2020, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, pubblica un bando per il cofinanziamento di programmi presentati dalle Regioni finalizzati a sostenere la realizzazione di diagnosi energetiche nelle PMI o l'adozione nelle PMI di sistemi di gestione conformi alle norme ISO 50001”. 

La stessa norma segnala che i programmi di sostegno presentati dalle Regioni prevedano che gli incentivi siano concessi “alle imprese beneficiarie nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato e a seguito della effettiva realizzazione delle misure di efficientamento energetico identificate dalla diagnosi energetica o dell'ottenimento della certificazione ISO 50001”.

Perché puntare a introdurre la diagnosi in queste imprese? Una prima risposta è data dalla necessità di centrare gli obiettivi di efficienza energetica che l’Italia e ogni paese dell’Unione Europea deve raggiungere. Qui si gioca un punto determinante e le piccole medie imprese possono davvero essere fondamentali in questo percorso.

Il nostro Paese è primo in UE per numero di imprese: ne conta oltre 3.719.000, specifica la Cgia di Mestre. Le microimprese e le Pmi italiane danno lavoro a milioni di persone: sul totale di 14,5 milioni di occupati presenti nel Belpaese, 11,4 lavorano presso le Pmi, di cui 6,5 nelle micro imprese.

Ma imprese micro, piccole e medie scontano un problema annoso: sostengono i costi dell’energia elettrica e della componente fiscale tra i più elevati d’Europa, sottolinea la CNA attraverso lo studio condotto dall’Osservatorio Energia realizzato dal Centro Studi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa. Risulta, infatti, che nelle prime tre fasce di consumo che vanno da meno di 20 MWh/a fino a 500-2000 MWh/a, nelle quali rientrano le utenze riferibili alle imprese micro, piccole e artigiane, in Italia si paga la quarta bolletta elettrica più cara d’Europa.

Da qui risulta come l’efficienza energetica possa essere una leva virtuosa per questo tessuto produttivo. Occorre quindi puntare a conoscere i propri consumi per migliorare la gestione dell’energia utile e ridurne l’uso: in questo senso la diagnosi energetica è uno strumento essenziale. Gli incentivi per farla non mancano: per esempio, la Regione Lombardia ha recentemente stanziato più di due milioni di euro per incentivare le piccole e medie imprese, a realizzarla.

FONTE: infobuildenergia a cura di VITTORIO GABRIELLI

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Le fonti rinnovabili invertono la marcia. Boom di nuovi impianti

 Fotovoltaico, eolico e idroelettrico crescono dell'86% rispetto al 2018. Basilicata, Campania, Marche le regioni con incremento maggiore

Tornano a crescere le fonti rinnovabili di energia dopo la frenata brusca rilevata l’anno scorso, una frenata brusca che aveva fatto temere l’allontanarsi dei programmi per l’energia pulita. Secondo l’Osservatorio Fer realizzato dall’Anie Rinnovabili, associazione della federazione confindustriale Anie (industria elettrica, elettronica ed elettrotecnica), da gennaio a luglio la costruzione di nuove centrali alimentate da sole, vento e acqua è quasi raddoppiata rispetto ai primi sette mesi del 2018. In cifre: le nuove installazioni di fotovoltaico, eolico e idroelettrico raggiungono complessivamente circa 727 megawatt, pari a una crescita del +86%.

Le detrazioni sul fotovoltaico

 Si conferma in crescita il trend mensile delle installazioni fotovoltaiche che nel mese di luglio con 55,8 megawatt raggiunge un totale di circa 287 megawatt (+30% rispetto allo stesso periodo del 2018). In aumento il numero di unità di produzione connesse (+24%), frutto principalmente delle detrazioni fiscali per il cittadino.

Tutte le regioni hanno registrato un incremento in termini di potenza; tra quelle con incremento maggiore si segnalano Basilicata, Campania, Marche, Sardegna e Trentino Alto Adige.

Ma quali impianti sono preferiti? Le piccole installazioni di tipo “residenziale” (cioè i pannelli da tetto, tettoia o capannone fino alla potenza di 20 chilowatt) costituiscono il 54% della nuova potenza installata nel 2019. L’Anie segnala che in luglio è stato avviato un impianto di dimensioni industriali da 4,7 megawatt in Sardegna, in provincia di Cagliari.

L’eolico gira al raddoppio

Prosegue la crescita sostenuta degli impianti alimentati dal vento. Con 111,7 megawatt installati in luglio la capacità produttiva realizzata quest’anno è arrivata a 412 megawatt, cioè +226% rispetto allo stesso periodo del 2018. Cresce la potenza ma diminuisce il numero di “mulini a vento” (-64%) perché ormai le tecnologie riescono a costruire “ventilatori” di grandi dimensioni un tempo irraggiungibili. Ciò rafforza il tema del cosiddetto repowering, cioè il fatto che ormai gli impianti costruiti 10 o 20 anni fa sulle colline più ventose sono vecchi, piccoli e poco potenti e devono essere sostituiti senza difficoltà da eliche assai più efficienti. In luglio fra l’altro hanno cominciato a girare le eliche di grandi impianti in Irpinia, per oltre 100 megawatt.

Idroelettrico in difficoltà

Se in luglio c’è stata una crescita buona di 5,7 megawatt aggiuntivi, da gennaio a luglio le istallazioni 2019 sono in calo rilevante (29 megawatt , -34%). Crescono anche le bioenergie, a dispetto dei comitati nimby che si oppongano a qualsiasi nuovo impianto di biometano, e fino a luglio sono stati costruiti impianti per 16 megawatt in più. 

Incentivi in rallentamento

I costi sostenuti dal Gse per l’incentivazione e il ritiro dell'energia elettrica sono stati di 13,4 miliardi di euro, in calo rispetto ai 14,2 miliardi di euro del 2017, perché sono scaduti per molti impianti i periodi di sussidio secondo le regole sui certificati verdi e sugli incentivi Cip6. Inoltre, ritirando e collocando sul mercato elettrico 30,6 miliardi di chilowattora puliti, nel 2018 il Gse ha realizzato un ricavo di 1,8 miliardi di euro, circa 100 milioni in più del 2017. Dunque, ricorda l’Anie, il netto degli incentivi in bolletta è stato nel 2018 di 11,6 miliardi di euro.

FONTE: il sole 24 ore

VEDI ANCHE: Energia rinnovabile: con l’1% del suolo si può soddisfare la domanda UE

                    Decreto Fer 1: la firma è ufficiale

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