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Pannelli solari organici, a Vinitaly la cella fv che viene dall’uva

Debutta in occasione della celebre manifestazione enologica, il prototipo solare ideato a Ca’ Foscari e realizzato con i residui della vinificazione.

Quale palcoscenico migliore della più grande manifestazione mondiale dedicata al vino, per presentare la prima cella fotovoltaica realizzata con i residui della vinificazione? Sarà proprio Vinitaly a fare da trampolino di lancio all’ultimo nato nel settore dei pannelli solari organici: una dye-sensitized solar cell (DSSC), o Cella di Gratzel, a base dei pigmenti presenti nella buccia dell’uva.

Il prototipo è frutto del progetto CHEERS che mira a valorizzare il principale prodotto di scarto di una grande azienda vinicola veneta di Conegliano impiegando la feccia, residuo di lavorazione dei vini bianchi e rossi. Questo sottoprodotto è, estremamente ricco di composti, come ad esempio i polifenoli, che, a causa delle loro rilevanti proprietà biologiche, possono essere sfruttati per scopi industriali, con applicazioni nei campi nutrizionale, medico e cosmetico e persino energetico.  

L’idea alla base dello studio è quella di “recuperare la feccia ottenuta dalla lavorazione e chiarificazione dei vini, valorizzando tale rifiuto da smaltire e impiegandolo per la costruzione di celle fotovoltaiche a colorante organico”. Non è ovviamente la prima volta che la ricerca sui pannelli solari organici si affida a pigmenti naturali estratti da ortaggi, fiori, frutti e pesino foglie. In questi anni sono state realizzate celle di Gratzel a base di coloranti quali carotene, la clorofilla, l’antocianina e il tannino, anche se con risultati molto contenuti in termini di efficienza. 

Come funziona la nuova DSSC? 

Il colorante, estratto dagli scarti del processo di vinificazione, cattura la luce solare iniettando elettroni al semiconduttore, costituito da nanoparticelle di biossido di titanio poroso. L’elettrone generato è in grado di percorrere il circuito esterno, producendo corrente elettrica rinnovabile e sostenibile.“Questo tipo di cella solare  è una macchina molecolare che lavora nel campo delle nanotecnologie, mimando il processo di fotosintesi clorofilliana, e rappresenta un’alternativa ai sistemi tradizionali (celle al silicio) sia per vantaggio economico, sia per metodologie costruttive eco-friendly, che permettono un riciclo a basso impatto ambientale, sia per l’efficienza di conversione energetica in caso di clima nuvoloso o illuminazione artificiale”.

FONTE: Rinnovabili.it 

 

Vedi anche:  Ritornano gli incentivi per gli impianti FV

                   Rivoluzione solare dalla Svezia!

                 

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